FIPS 203 in italiano

· Quantum Horizon Italia ·

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Il problema non è che lo standard sia difficile. È che è scritto per qualcun altro.

Chi lavora nella pubblica amministrazione italiana e si trova davanti alla transizione post-quantistica affronta un ostacolo che non è tecnico ma di traduzione in senso letterale e in senso figurato.

FIPS 203, lo standard NIST che definisce ML-KEM, è il documento che ogni amministrazione dovrà conoscere per mettere mano ai propri sistemi crittografici. È pubblicato dal National Institute of Standards and Technology, esiste solo in inglese, ed è scritto nel registro tipico degli standard federali statunitensi: novanta pagine di prescrizioni normative, notazione matematica, pseudocodice e tabelle di parametri. È un documento eccellente per il suo scopo dice a un implementatore esattamente cosa deve fare per scrivere codice conforme.

Ma il funzionario italiano che deve redigere un capitolato, il responsabile della transizione digitale che deve pianificare una migrazione, il dirigente che deve motivare un investimento davanti a un direttore generale: nessuno di questi legge FIPS 203 per implementarlo. Lo legge per capire cosa comporta, con quali tempi, sotto quale responsabilità, e come si scrive un requisito che un fornitore non possa aggirare.

Quel documento non esiste. O meglio: non esisteva.

Cosa ho fatto

Ho tradotto integralmente FIPS 203 in italiano e ho scritto intorno alla traduzione una guida applicativa pensata per il contesto della pubblica amministrazione italiana. Il risultato è un volume che contiene due cose distinte, deliberatamente tenute separate.

La prima parte è la traduzione integrale dello standard. Non un riassunto, non una parafrasi divulgativa: il testo completo, sezione per sezione, con formule, pseudocodice e tabelle dei parametri. La seconda è la guida applicativa, che è materiale originale e risponde alle domande che lo standard, giustamente, non si pone: chi deve fare cosa, entro quando, con quali riferimenti normativi italiani ed europei, e come si traduce tutto questo in un documento amministrativo.

Perché la traduzione è lecita, e perché è un dettaglio importante

Vale la pena spiegarlo, perché è una domanda che mi è stata posta più volte e che riguarda chiunque voglia lavorare su questi materiali.

Le opere prodotte dal governo federale statunitense non godono di protezione di copyright negli Stati Uniti, ai sensi del 17 U.S.C. § 105. I documenti NIST sono di pubblico dominio: chiunque può tradurli, riprodurli, farne opere derivate, anche a scopo commerciale. Non serve autorizzazione.

La situazione è opposta per gli standard prodotti da organizzazioni private di standardizzazione ETSI, ISO, IEC, CEN, UNI. Quelli sono protetti dal diritto d’autore, e il fatto che alcuni siano scaricabili gratuitamente non significa che siano liberamente riproducibili o traducibili: sono due cose diverse, e la confusione tra le due è all’origine di parecchi problemi.

Per questa ragione il volume lavora esclusivamente su materiale NIST. Dove servono riferimenti a standard di altri enti, questi vengono citati e descritti, mai riprodotti. È una scelta che non impoverisce l’opera, perché il valore per il lettore italiano non sta nel testo dello standard: sta nel capire cosa farne.

Va detto con chiarezza anche il rovescio: essendo il testo originale di pubblico dominio, chiunque può tradurlo. Non rivendico un’esclusiva su un diritto che non esiste. Quello che offro è una traduzione fatta con criteri espliciti, verificata a mano, e accompagnata da un apparato che non deriva dal NIST ma dall’esperienza di chi lavora dentro la pubblica amministrazione italiana.

I criteri di traduzione, e perché contano più di quanto sembri

Tradurre uno standard normativo non è tradurre un testo tecnico qualunque. Ci sono due punti dove una scelta sbagliata produce danno reale.

Il primo sono i verbi modali. In un documento FIPS, shall esprime un obbligo, should una raccomandazione, may una facoltà. Sono livelli di cogenza diversi, e la differenza ha conseguenze pratiche: in un capitolato d’appalto, un requisito espresso come obbligo e uno espresso come raccomandazione producono esiti opposti in caso di contestazione. Nella traduzione ho adottato una resa rigida e invariabile shall è sempre “deve”, should è sempre “è opportuno che” o “si raccomanda di”, may è sempre “può” senza mai variare per ragioni stilistiche. La leggibilità ne soffre un poco. La precisione no.

Il secondo è la terminologia tecnica. Ho scelto deliberatamente di non italianizzare i termini che il lettore troverà scritti in inglese nella documentazione dei fornitori, nelle configurazioni software e nei capitolati internazionali. ML-KEM resta ML-KEM. Seed resta seed. NTT resta NTT. Alla prima occorrenza il termine è accompagnato dalla spiegazione italiana; dopo, resta in inglese.

È l’errore classico delle traduzioni tecniche ben fatte sul piano linguistico e inutilizzabili sul piano operativo: un glossario tutto italianizzato produce un lettore che non riconosce più i termini quando li incontra nel mondo reale. Il criterio che ho seguito è che chi legge deve poter passare dal libro a un documento in inglese senza attrito.

Formule, pseudocodice, nomi di variabile e valori numerici dei parametri sono trascritti identici all’originale. Nello pseudocodice sono tradotti solo i commenti, mai le istruzioni. L’appendice contenente i parametri numerici dimensioni di chiavi e testi cifrati per ML-KEM-512, 768 e 1024 è stata isolata in una sezione a sé e verificata cifra per cifra: è il punto del documento dove un errore di trascrizione avrebbe la conseguenza più grave, perché qualcuno potrebbe dimensionare un sistema su un numero sbagliato.

Cosa aggiunge la guida applicativa

Questa è la parte che non esiste in nessuna lingua, perché riguarda un contesto specifico.

Include l’inquadramento della transizione post-quantistica nel quadro normativo italiano ed europeo, con le scadenze che riguardano concretamente le amministrazioni. Include il ragionamento sull’esposizione da harvest now, decrypt later applicato agli obblighi di conservazione documentale italiani che è il punto dove il problema smette di essere teorico: un documento che la legge impone di conservare per vent’anni, se intercettato oggi, potrebbe essere decifrabile mentre l’obbligo di conservazione è ancora in corso.

Include indicazioni su come si costruisce un inventario crittografico, come si formulano requisiti PQC in un capitolato senza scrivere clausole inapplicabili, e come si imposta un piano di migrazione in un’organizzazione che non parte da zero ma da sistemi legacy.

E include un glossario ragionato italiano-inglese, che è probabilmente lo strumento che userete più spesso.

A chi serve, e a chi no

Serve a responsabili della transizione digitale, RTD, responsabili dei sistemi informativi, funzionari che redigono capitolati, consulenti che affiancano amministrazioni, professionisti della sicurezza che devono spiegare la materia a interlocutori non tecnici, e studenti che vogliono affrontare lo standard con un supporto in italiano.

Non serve a chi deve implementare ML-KEM scrivendo codice crittografico. Quel lettore deve leggere l’originale in inglese, e la traduzione lo dice esplicitamente: in caso di discrepanza fa fede unicamente il testo NIST. Nessuna traduzione, per quanto accurata, è la fonte normativa.

Una nota sulla natura del documento

Il volume riporta in ogni sezione l’avvertenza che si tratta di traduzione non ufficiale, non approvata né verificata dal NIST, e il riferimento diretto al documento originale. Non è una formalità: è la condizione perché uno strumento del genere sia usabile senza generare equivoci.

FIPS 203 nella versione finale è stato pubblicato dal NIST il 13 agosto 2024. La traduzione si riferisce a quella versione, che è quella corrente. Gli standard vengono periodicamente riesaminati: quando e se sarà pubblicata una revisione, l’edizione sarà aggiornata di conseguenza.

Dove trovarlo

Il volume è disponibile su Amazon in formato ebook e cartaceo. Su questo sito continuerò a pubblicare materiale di approfondimento sulla transizione post-quantistica, e l’intenzione è di proseguire con lo stesso lavoro su FIPS 204 e FIPS 205 le firme digitali e sulle raccomandazioni operative del NIST che accompagnano l’adozione dei KEM.

Se lavorate in un’amministrazione e state affrontando questi temi, il riscontro sull’utilità pratica della guida mi interessa più di qualunque recensione: è la parte che continuerà a evolvere.

FIPS 203 — Module-Lattice-Based Key-Encapsulation Mechanism Standard, NIST, 13 agosto 2024. Testo originale disponibile su csrc.nist.gov. Traduzione italiana non ufficiale, non approvata né verificata dal NIST.